lunedì 4 ottobre 2010

Black session #1 Black Mountain


Black Mountain
Lasciate che gli spiriti cavalchino. Queste parole in bocca a Josh Wells suonano a metà tra invito e profezia. Un tentativo di presentare la band al pubblico e, allo stesso tempo, una promessa di conquistare il Bronson, intimo ma suggestivo locale alle porte di Ravenna. Nonché, ovviamente, introdurre uno dei nuovi cavalli di battaglia del gruppo, “Let spirits ride” appunto.
In queste parole si riassume l’essenza dei Black Mountain: e non a caso sono pronunciate dal batterista Wells, vero motore sonoro della rock band canadese insieme al chitarrista e vocalist Stephen McBean.


Dal vivo, i due musicisti rendono più incisivi i brani attraverso la loro energia, allontanandosi in parte dal sound, fresco ma patinato, delle registrazioni su disco.
Purtroppo, né Matt Camirand (basso) né Jeremy Schmidt (tastiere) riescono a ritagliarsi spazi degni di nota, anche se il vero tallone d’Achille è un altro: la risibile presenza scenica di Amber Webber, talentuosa cantante dalla voce calda e angelica, ma eterea e immobile sul palco.
Black Mountain
Lo spettacolo sonoro è comunque assicurato: l’impresa dei Black Mountain è saper coniugare hard rock, blues e psichedelia anni ’70 in nuove combinazioni vive, sfuggendo alla semplice scopiazzatura di mestiere. Pezzi come Wilderness heart e Let spirits ride richiamano mostri sacri dell’hard rock come i Black Sabbath, mentre Wucan e Tyrants sono inni di rock psichedelico che conquistano il pubblico con riff e variazioni inaspettate. Certo non sorprende che i Black Mountain, per eccesso di forza propulsiva, sfocino anche nello stoner à la Kyuss (Old fangs, Rollercoaster) o riportino alla mente il loro connazionale Neil Young in una miscela di rock, blues e folk variamente combinati (Stormy high, Evil ways”).
Anche nei momenti più delicati e a bassa velocità, il gruppo riesce a toccare le corde giuste per emozionare: pezzi come Buried by the blues e Angels non sfigurerebbero in album di artisti come Eddie Vedder e lo stesso Neil Young.
Black Mountain
The Night Terrors
Il pubblico mostra apertamente di gradire performance e scaletta: l’attesa per vedere all’opera la band era tanta, e la tappa di Ravenna è la seconda delle tre date italiane del tour 2010. In questa occasione, ad aprire la serata come gruppo di supporto sono stati The Night Terrors, bel quartetto australiano di synth-rock strumentale caratterizzato dal theremin, particolare strumento elettronico suonato in chiave solista dal leader Miles Brown.La serata si conclude dopo un’ora e mezzo di concerto dei Black Mountain e un bis (alquanto sudato dal pubblico!) di un paio di canzoni. Per loro, dopo tre album e svariati EP, il sentiero è tracciato: nessuna voglia di ripetere all’infinito il mantra dei cliché del rock anni ’70, ma tanta voglia di attualizzare le loro radici musicali, sfruttando al massimo le grandi capacità tecniche del gruppo e la vena creativa in continua evoluzione. Una band che farà strada, non c’è che dire. Lasciate che i loro spiriti cavalchino.







di Francesco Barbabella

foto Federica Papa

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