giovedì 21 ottobre 2010

CHI DECIDE COSA RICORDIAMO E PERCHÉ?

Andrew Bird, a dir poco eclettico polistrumentista e cantautore statunitense, al suo primo concerto a Roma, si presenta con assoluta semplicità. "Buonasera" dice "My name is Andrew", si leva le scarpe e inizia a suonare e tutto il corpo, dalla testa ai piedi, è coinvolto nell'esecuzione.
Voce, violino, chitarra, metallofono, whistling, loop di voce, suoni, accordi di chitarra o giri di violino registrati al momento a formare la base del pezzo sulle quali poi suonare e cantare sopra
(e per fare ciò si serve dei piedi, ed ecco il perché della scalzatura).

L'effetto è un incanto irresistibile.
La sua voce calda, piena e suadente colma ogni spazio della gremita sala Petrassi dell'Auditorium Parco della Musica.
Quando fischia –  non so voi ma quando lo faccio io devo riempirmi bocca e polmoni d'aria per far uscire qualcosa di molto sgradevole –  lo fa sembrare così facile e bello.
Diversi pezzi vecchi, 'A Nervous Tic Motion of the Head to the Left', 'Plasticities', 'The Happy Birthday Song' 'Why', alcuni dagli ultimi Noble Beast e Useless Creature: 'Nomenclature' , 'Oh No', 'Anonanimal', per citarne alcuni, molti brani strumentali e diversi assaggi del nuovo disco attualmente in lavorazione.                                                                          


A pensare ad un uomo solo sul palco ad affrontare tutto questo lavoro  uno si immaginerebbe un concerto statico e noioso ma non è così. Andrew Bird si esibisce in girotondi, parla col pubblico,  spiega, racconta.                                                                                 

Il pubblico, e tra loro la prima sono io, è rapito dalla maestria e dalle note di questo, diciamolo, bellissimo giovanotto molto sexy. Trascinati via dalla magia delle sue creazioni e delle sue movenze si parte per un autentico viaggio sulle note del violino pizzicato, suonato con l'archetto e, a volte, percosso con lo stesso. Tutto è improvvisato, l'ispirazione di un momento felice. Arabeschi e arzigogoli mai uditi prima; un regalo inaspettato e graditissimo.                                                              

Poi è finito, dopo un encore acclamato dagli applausi dei presenti. Quasi due ore che sono passate  in 5 minuti.
Una personale nota negativa, l'unica, è la mancata esecuzione di un paio di brani ai quali tenevo particolarmente, ma che volete, le scalette non le faccio io!




Giulia B. per MondayPops

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