Occorre essere onesti: per tutti quelli che non aspettavano l’ora della venuta al mondo di questo disco per il semplice fatto di demolirlo – soprattutto per chi, come me, ha sempre preferito a loro i Blur – è stata una dura sconfitta. Stiamo parlando di Different Gear, Still Speeding, e “loro” sono i Beady Eye, meglio noti come gli Oasis dopo la secessione da Noel Gallagher e qualche rimpasto di formazione. Il disco nel suo complesso funziona, e noi di Mondaypops che vogliamo strafare, ve lo presentiamo nella sua Japan edition. Le influenze dell’album parlano al limite del plagio di John Lennon, di Beatles, di Who e ti tutta la produzione inglese degli anni ’70 anche se, il lavoro proposto cerca di lanciare la formazione verso l’originalità.
L’unico riferimento alfratellino, se lo concede Liam in Four Letter Word, giusto per aprire il disco in simpatia ma, per il resto, si va avanti per la propria strada. Il singolo vero e proprio che ha fatto conoscere il disco è la terza traccia, The Roller, con il quale il gruppo ha lasciato un po’ il sasso per vedere che aria tirava ma sembra comunque aver riscosso un notevole consenso. Anche Beatles and Stones è abbastanza ritmata, e il groove cavalcante stile My generation degli Who ne fa in qualche modo il manifesto dei Beady Eye. Il disco prosegue con una piega un vintage, anche questa con riferimenti sin troppo espliciti al r’n’r dei Creedence Clearwater Revival (Wind Up Dream)e al piano stile Jerry Lee Lewis (Bring The Light, un twist stile Musical ma apprezzabile) per sfociare al beat di For Anyone che apre le porte a Kill For A Dream, possibile nuovo singolo. E fin qui siamo a metà disco. Si continua con Standing On The Edge of Noise che rimanda un po’… un po’ troppo… a Get Back dei Beatles ma, del resto, la “sovrapposizione di stile” ve l’avevamo già accennata. L’album poi, scorre piacevolmente con Wigwam, The Ring Circus, The Beat Goes On e la conclusiva The Morning Son. Come vi preannunciavamo, nella sua edizione giapponese, Different Gear, Still Speeding ci delizia con altre due tracce: Sons Of The Stage che ha tutta l’aria di avere un gran successo se suonata live, e uno scanzonato comiato dal sapore british (Word Outside My Room) con cui i Beady Eye salutano l’ascoltatore (esausto) dopo tutte e 15 le tracce ascoltate.
Bilancio: è praticamente ovvio che il processo di maturazione della band non sia ancora compiuto e questo, è più che scusabile. C’è chi addirittura guarda a Different Gear, Still Speeding come un b-side di Dig Out Your Soul ma a tale affermazione Gallagher si difende rispondendo: «Dici che ascolti i Beady Eye e pensi agli Oasis? Beh, che avrei dovuto fare? Cantare in tedesco?». E come dargli torto! Di fatto il disco è più che dignitoso, e ha tanto l’idea di essere il lavoro che Liam avrebbe sempre voluto fare senza l’influenza di Noel. Di sicuro in questa diatriba, il giudizio finale spetterà ai fans degli Oasis.
www.beadyeyemusic.com/L’unico riferimento alfratellino, se lo concede Liam in Four Letter Word, giusto per aprire il disco in simpatia ma, per il resto, si va avanti per la propria strada. Il singolo vero e proprio che ha fatto conoscere il disco è la terza traccia, The Roller, con il quale il gruppo ha lasciato un po’ il sasso per vedere che aria tirava ma sembra comunque aver riscosso un notevole consenso. Anche Beatles and Stones è abbastanza ritmata, e il groove cavalcante stile My generation degli Who ne fa in qualche modo il manifesto dei Beady Eye. Il disco prosegue con una piega un vintage, anche questa con riferimenti sin troppo espliciti al r’n’r dei Creedence Clearwater Revival (Wind Up Dream)e al piano stile Jerry Lee Lewis (Bring The Light, un twist stile Musical ma apprezzabile) per sfociare al beat di For Anyone che apre le porte a Kill For A Dream, possibile nuovo singolo. E fin qui siamo a metà disco. Si continua con Standing On The Edge of Noise che rimanda un po’… un po’ troppo… a Get Back dei Beatles ma, del resto, la “sovrapposizione di stile” ve l’avevamo già accennata. L’album poi, scorre piacevolmente con Wigwam, The Ring Circus, The Beat Goes On e la conclusiva The Morning Son. Come vi preannunciavamo, nella sua edizione giapponese, Different Gear, Still Speeding ci delizia con altre due tracce: Sons Of The Stage che ha tutta l’aria di avere un gran successo se suonata live, e uno scanzonato comiato dal sapore british (Word Outside My Room) con cui i Beady Eye salutano l’ascoltatore (esausto) dopo tutte e 15 le tracce ascoltate.
Bilancio: è praticamente ovvio che il processo di maturazione della band non sia ancora compiuto e questo, è più che scusabile. C’è chi addirittura guarda a Different Gear, Still Speeding come un b-side di Dig Out Your Soul ma a tale affermazione Gallagher si difende rispondendo: «Dici che ascolti i Beady Eye e pensi agli Oasis? Beh, che avrei dovuto fare? Cantare in tedesco?». E come dargli torto! Di fatto il disco è più che dignitoso, e ha tanto l’idea di essere il lavoro che Liam avrebbe sempre voluto fare senza l’influenza di Noel. Di sicuro in questa diatriba, il giudizio finale spetterà ai fans degli Oasis.
di Federica Papa

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