Li avevamo conosciuti così nel 2008 con “Limbo, Panto”, in preda a puri deliri di esibizionismo erotico e libertina teatralità con falsetti e citazioni che ci ricordavano Peter Gabriel, gli Smiths, Elbow, Roxy Music e Talking Heads, per approdare ad un sound più limato in “Two dancers” (2009), secondo album dal gusto sopraffino e dandy. Ora il nuovo lavoro, “Smothers”, che sembra presentare l’evoluzione stilistica dei precedenti non solo per
le composizioni di brani e testi, ma anche per l’uso pieno che Heyden Thorpe fa della sua voce, movendola tra progressive e kraut-rock. Ovvio, i vocalizzi sono irresistibili per lui, ma in questo album riesce a dosarli con grande intelligenza, facendo di essi un accompagnamento della texture sonora, delicata e piacevole che traduce in suono il richiamo della sessualità: dall’arroganza e spregiudicatezza dei primi album, i Wild Beasts passano così ad un erotismo più intimistico e sottile che rappresenta il pregio maggiore di “Smothers”. Esempio di tale raffinatezza è Loop the Loop che tra un piano appena accennato e un arpeggio di chitarra, scorre via leggero con la sua base pop strappandoci una promessa: “Remember, I must Forget!”, o come in Plaything, misto di sensualità e rimorso in cui si ascolta: “You’re my plaything, Yeah I’m wondering how cruel I’ve been”. E poi l’amore. Amore come devastazione che in Invisible e Reach a Bit Further passa da consacrazione dell’erotismo a sadomaso che parla, come in Albatros, di un dolore fino a quel momento sconosciuto.
Alla fine del disco, possiamo dire che in tutto l’album aleggia una rassegnazione serena che sembra sussurrarci alla Dostoevskji di come la bellezza salverà il mondo; la bellezza del ricordo di un amore che è stato, una presa di coscienza della passione vissuta ma anche degli sbagli fatti ai quali si cerca di guardare avanti e che, attraverso la liricità dei testi, interrompe qualsiasi forma di raziocinio. Tale sensazione ci viene suggerita anche dalle aggiunte pianistiche ben calibrate che, in quei brani più intimistici, vanno a sostituirsi perfettamente (laddove invece band affini hanno toppato!), agli inserti elettronici. Il tutto con la benedizione di James Blake.
A me personalmente, viene voglia di sentire il disco ancora una volta.
Tracce:
1. Lion’s Share
le composizioni di brani e testi, ma anche per l’uso pieno che Heyden Thorpe fa della sua voce, movendola tra progressive e kraut-rock. Ovvio, i vocalizzi sono irresistibili per lui, ma in questo album riesce a dosarli con grande intelligenza, facendo di essi un accompagnamento della texture sonora, delicata e piacevole che traduce in suono il richiamo della sessualità: dall’arroganza e spregiudicatezza dei primi album, i Wild Beasts passano così ad un erotismo più intimistico e sottile che rappresenta il pregio maggiore di “Smothers”. Esempio di tale raffinatezza è Loop the Loop che tra un piano appena accennato e un arpeggio di chitarra, scorre via leggero con la sua base pop strappandoci una promessa: “Remember, I must Forget!”, o come in Plaything, misto di sensualità e rimorso in cui si ascolta: “You’re my plaything, Yeah I’m wondering how cruel I’ve been”. E poi l’amore. Amore come devastazione che in Invisible e Reach a Bit Further passa da consacrazione dell’erotismo a sadomaso che parla, come in Albatros, di un dolore fino a quel momento sconosciuto.
Alla fine del disco, possiamo dire che in tutto l’album aleggia una rassegnazione serena che sembra sussurrarci alla Dostoevskji di come la bellezza salverà il mondo; la bellezza del ricordo di un amore che è stato, una presa di coscienza della passione vissuta ma anche degli sbagli fatti ai quali si cerca di guardare avanti e che, attraverso la liricità dei testi, interrompe qualsiasi forma di raziocinio. Tale sensazione ci viene suggerita anche dalle aggiunte pianistiche ben calibrate che, in quei brani più intimistici, vanno a sostituirsi perfettamente (laddove invece band affini hanno toppato!), agli inserti elettronici. Il tutto con la benedizione di James Blake.
A me personalmente, viene voglia di sentire il disco ancora una volta.
Tracce:
1. Lion’s Share
2. Bed Of Nails
3. Deeper
4. Loop The Loop
5. Plaything
6. Invisible
7. Albatross
8. Reach A Bit Further
9. Burning
10. End Come Too Soon
di Federica Papa

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