Si è svolto nella domenica pomeriggio nella splendida Rotonda a Mare, il concerto “inconsuete sonorità. Antico e nuovo con quattro strumenti”. Musica da camera ma non solo per un'ora e un quarto di musica.L'Hamelin Quartet é composto da Annarita Argentieri all'oboe, Lisa Grenn al violino, Carla Santini alla viola e Eugenia Varcasia al violoncello.
Il repertorio proposto spaziava dalla fuga di Bach (contrappunto 1) ad Astor Piazzola, passando per Mozart, Puccini e Françaix.
Il repertorio proposto spaziava dalla fuga di Bach (contrappunto 1) ad Astor Piazzola, passando per Mozart, Puccini e Françaix.
Ad aprire il concerto, e questo è motivo di qualche punto in più, una minuziosa presentazione dei brani che avrebbero interpretato.
L'arte della fuga è stato eseguito magistralmente, le sonorità si fondevano perfettamente con la suggestiva architettura della rotonda. Evidentemente un po' troppo ravvicinato al momento “pennichella” perché il pubblico non si è accorto della fine e non ha applaudito, ma sbaglierà anche nel secondo tempo, quindi é più semplice che sia ignoranza.
Il secondo brano eseguito è un quartetto di Mozart, il K 370, composto dal celebre compositore nel 1781, si differenzia dagli altri quartetti di Mozart per gli strumenti adottati e per l'articolazione in 3 movimenti anziché in 4. Nel primo movimento il tema viene presentato dall'oboe e poi dal violino che si sviluppa in un tema a valori larghi ripreso in “fuga" dagli altri elementi. Nella ripresa vi è una entrata sfasata dell'oboe e del violino, il quale non funge più da sostegno armonico all'oboe come succedeva nell'esposizione, ma risponde allo strumento a fiato. Il secondo tempo è un adagio, che in questo caso è stato eseguito come un andante, in cui l'oboe ha la funzione di solista e agli archi fungono da accompagnamento. L'ultimo tempo è allegro ed è molto difficile da eseguire, e devo dire che l'esecuzione è stata impeccabile.
Si chiude il primo tempo con una suite strumentale da celebri arie di Giacomo Puccini.
Si riapre con il novecento di Jean Françaix, compositore di taglio neoclassico. Cinque movimenti per corno inglese e archi, riadattati per oboe, e con Astor Piazzolla con “Yo soy Maria” da Maria de Buenos Aires e Libertango termina l'esecuzione.
Sinceramente la scelta di un brano così gettonato per chiudere un concerto che era iniziato splendidamente l'ho trovata un po' “comoda”, ma azzeccata per un pubblico che non sapeva quando applaudire.
L'arte della fuga è stato eseguito magistralmente, le sonorità si fondevano perfettamente con la suggestiva architettura della rotonda. Evidentemente un po' troppo ravvicinato al momento “pennichella” perché il pubblico non si è accorto della fine e non ha applaudito, ma sbaglierà anche nel secondo tempo, quindi é più semplice che sia ignoranza.
Il secondo brano eseguito è un quartetto di Mozart, il K 370, composto dal celebre compositore nel 1781, si differenzia dagli altri quartetti di Mozart per gli strumenti adottati e per l'articolazione in 3 movimenti anziché in 4. Nel primo movimento il tema viene presentato dall'oboe e poi dal violino che si sviluppa in un tema a valori larghi ripreso in “fuga" dagli altri elementi. Nella ripresa vi è una entrata sfasata dell'oboe e del violino, il quale non funge più da sostegno armonico all'oboe come succedeva nell'esposizione, ma risponde allo strumento a fiato. Il secondo tempo è un adagio, che in questo caso è stato eseguito come un andante, in cui l'oboe ha la funzione di solista e agli archi fungono da accompagnamento. L'ultimo tempo è allegro ed è molto difficile da eseguire, e devo dire che l'esecuzione è stata impeccabile.
Si chiude il primo tempo con una suite strumentale da celebri arie di Giacomo Puccini.
Si riapre con il novecento di Jean Françaix, compositore di taglio neoclassico. Cinque movimenti per corno inglese e archi, riadattati per oboe, e con Astor Piazzolla con “Yo soy Maria” da Maria de Buenos Aires e Libertango termina l'esecuzione.
Sinceramente la scelta di un brano così gettonato per chiudere un concerto che era iniziato splendidamente l'ho trovata un po' “comoda”, ma azzeccata per un pubblico che non sapeva quando applaudire.
Flavia Vitale
foto ©lunamargherita.com
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