mercoledì 3 marzo 2010

Mozart e Čajkovskij raccontano la vita alle Muse

Apre lo splendido concerto della Form diretta dall'eclettico Donato Renzetti al Teatro delle Muse la Sinfonia n. 25 in sol minore K 183 di W.A.Mozart.
La sinfonia mozartiana è chiamata anche la piccola sinfonia in sol minore, ed è tra le opere più significative composte dal giovane Mozart. Aveva appena 17 anni, e con questa, il compositore, da inizio ad una matura e non occasionale composizione sinfonica. Nei movimenti l'allegro con brio sostituisce l' allegro spiritoso delle precedenti sinfonie. Il ritmo è sincopato, l'Orchestra Filarmonica Marchigiana è unita e compatta e il suo direttore, Renzetti, sa il fatto suo.

Il tema è breve e viene ripetuto più e più volte, così da entrare in testa e risultare subito familiare, finché l'oboe non aggiunge quel pizzico di malinconia e delicatezza.
Era il 1773 e Mozart aveva appena terminato il suo lungo e sincopato viaggio in Italia con il padre, dove aveva incontrato Johann Hasse, Johann Bach e Giuseppe Parini, che scriverà per lui alcuni libretti.
Nel secondo tempo si passa da un giovane Mozart che prende coscienza della sua crescita ad un Čajkovskij che lascia una sorta di testamento.
La Sinfonia n. 6 in Si minore, op. 74, infatti, è l'ultima del compositore e venne eseguita per la prima volta nove giorni prima della sua morte, il 16 ottobre 1893. Il titolo di Sinfonia Patetica e stato scelto dal fratello Modest Čajkovskij.
La sinfonia è lugubre fin dall'introduzione, piano piano diventa un lamento e va ad accarezzare tutti gli stadi emotivi. Passando per un inconsueto Allegro, si chiude con un Adagio Lamentoso. Ed proprio questa “stranezza” di movimenti a rendere la Sinfonia n°6 speciale: è sì, suddivisa nei quattro classici movimenti, ma il loro ordine è unico:
al secondo posto c'è la forma dello scherzo (idea presa da Beethoven e da Schumann), mentre gli ultimi due movimenti sono invertiti e per la prima volta nella storia della sinfonia l'opera viene chiusa con un tempo lento, un Adagio Lamentoso che provoca nell'ascoltatore una sensazione di rassegnata desolazione della vita che sta concludendosi.
Dal giovane al vecchio, in due sinfonie tutta una vita fatta di sentimenti, di esperienze, di saggezza.
Uno splendido concerto, che lascia con una certezza: la vita è musica.

di Flavia Vitale

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