Arrivo con un po’ di curiosità a Montefano, paese dell’entroterra marchigiano che conta 3.594 abitanti. Curiosità, perché? Perché il teatro di questo borgo medievale ha avuto il piacere di ospitare due personaggi che hanno fatto la storia della musica: stiamo parlando di Lol Tolhurst e Micheal Dempsey. Se a questi avessimo aggiunto il nome di Robert Smith, avremmo avuto il nucleo originario dei Cure. La band che suona è invece quella dei Levinhurst, nome a dire la verità poco traducibile, frutto della fusione del cognome di Tolhurst con quello di sua moglie.
Cindy Levinson, vera e propria protagonista della
serata. Non appena arrivo poi alla Rondinella, capisco il perché della location. Due sono le cose che da subito colpiscono: la gentilezza con cui si viene accolti e la bellezza del teatro. Mozza il fiato. La realizzazione del progetto appartiene niente di meno che all’ingegnere Virginio Tombolino, allora direttore tecnico della Fenice di Venezia (1887). Sul palco, tra i putti realizzati da Domenico Bruschi, le muse sorridono ai musicisti sin dal loro ingresso, dando inizio con Dark alla serata. In realtà, oltre a questo brano tratto da Blue Star, pochi sono i pezzi veri e propri dei Levinhurst, tanto da poterli contare sulla dita di una mano. Nonostante tutto però, la scansione musicale è piacevole, è un’evoluzione continua di suoni. Si passa infatti dalla new wave anni ’80 alla Echo & the Bunniment ad Accuracy, 10.15 Saturday Night, Fire in Cairo, grandi successi dei Cure che la voce della Levinson fa sue. Il pubblico poi è eccezionale. Dapprima contenuto, vista la cornice che lo accoglie, già dal primo giro di accordi di Boys Don’t Cry si scatena. La cosa più affascinante di questo marasma in movimento è l’eterogeneità: dal cinquantenne ammogliato con figli, alla ragazza ventenne truccata alla Lydia Lunch e anche un po’ dark, tutti ammaliati da quelle sonorità, tutti in delirio per quella hit! E i Levinhurst rispondono a tono. La band non solo concede un bis, con Sargasso e Three Imaginary Boys, ma anche un ter con Kula Den, Grinding Halt e Jumping Someone Elses Train. Tutto il resto è storia, tutto il resto è Cure.
serata. Non appena arrivo poi alla Rondinella, capisco il perché della location. Due sono le cose che da subito colpiscono: la gentilezza con cui si viene accolti e la bellezza del teatro. Mozza il fiato. La realizzazione del progetto appartiene niente di meno che all’ingegnere Virginio Tombolino, allora direttore tecnico della Fenice di Venezia (1887). Sul palco, tra i putti realizzati da Domenico Bruschi, le muse sorridono ai musicisti sin dal loro ingresso, dando inizio con Dark alla serata. In realtà, oltre a questo brano tratto da Blue Star, pochi sono i pezzi veri e propri dei Levinhurst, tanto da poterli contare sulla dita di una mano. Nonostante tutto però, la scansione musicale è piacevole, è un’evoluzione continua di suoni. Si passa infatti dalla new wave anni ’80 alla Echo & the Bunniment ad Accuracy, 10.15 Saturday Night, Fire in Cairo, grandi successi dei Cure che la voce della Levinson fa sue. Il pubblico poi è eccezionale. Dapprima contenuto, vista la cornice che lo accoglie, già dal primo giro di accordi di Boys Don’t Cry si scatena. La cosa più affascinante di questo marasma in movimento è l’eterogeneità: dal cinquantenne ammogliato con figli, alla ragazza ventenne truccata alla Lydia Lunch e anche un po’ dark, tutti ammaliati da quelle sonorità, tutti in delirio per quella hit! E i Levinhurst rispondono a tono. La band non solo concede un bis, con Sargasso e Three Imaginary Boys, ma anche un ter con Kula Den, Grinding Halt e Jumping Someone Elses Train. Tutto il resto è storia, tutto il resto è Cure.di Federica Papa
foto di Federica Papa
foto di Federica Papa
Dark
Play for Today
Another Day
Another Way
Subway Song
Fire in Cairo
Hope
Sorrow
Sad Man
Accuracy
Seeds are sown
Mau Mau
Boys don’t Cry
K.A.A.
Sargasso
Three Imaginary Boys
Kula den
Grinding Halt
Jumping Someone Elses Train
www.rondinella.org/
www.myspace.com/levinhurst

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