venerdì 17 dicembre 2010

Successo per gli Alter Bridge all’ultima fatica europea

Fa freddo fuori del Gran Teatro Geox di Padova. Non nevica, ma la serata è di quelle pungenti. In primis per gli accrediti stampa. Colpa dell’organizzazione del teatro o dell’agenzia che gestisce l’evento, il risultato non cambia, e gli accrediti consegnati non corrispondono a quelli che ci erano stati concessi, o non risultano validi ai controlli. Naturalmente poi, la coda fuori è chilometrica. Chi sta in fila comunque sembra fregarsene del meteo.
Loro potrebbero aspettare Dio solo sa quanto tempo pur di entrare. Un concerto degli Alter Bridge, per loro, è un rito che va consumato lentamente.
Anche se la band non è in forma, anche se il cantante Myles Kennedy è influenzato, anche se i fonici sbagliano tutto il possibile, il concerto va alla grande. Merito del pubblico che, delegato spesso da Kennedy al canto di ritornelli e cori, va in estasi per l’esibizione del quartetto americano, all’ultima data del tour europeo prima di tornare negli States. Magari per rilassarsi un po’, dopo le fatiche di una tournée lunga e sfiancante.
Sia come sia, anche se in riserva, gli Alter Bridge hanno fatto appieno il loro dovere: a sostenere un Myles Kennedy a mezzo servizio c’erano Mark Tremonti (chitarra), Brian Marshall (basso) e Scott Phillips (batteria), i quali hanno regalato un’ora e mezza esplosiva di concerto. I quattro hanno danno vita a momenti di pure energia (One Day Remains, White Knuckles, Metalingus), come ad altri più raffinati (Before Tomorrow Comes, All Hope Is Gone, Broken Wings). Per non parlare dell’immancabile progressione di Blackbird, title-track del secondo album, e della guitar battle finale tra Kennedy e Tremonti, altro classico dei loro concerti: i due si sono sfidati a colpi di riff, alternandosi in un duetto chitarristico.
A fare da contorno al tutto, diversi problemi tecnici. A parte l’acustica del Gran Teatro, non molto buona, anche i fonici ci hanno messo del loro: chitarre a tratti impastate, microfoni bassissimi e bilanciamenti deludenti.
Una nota di merito va invece al pubblico. Varie generazioni si incrociano tra i fan, senza possibilità di capirli tutti fino in fondo. Ventenni adoratori dell’alternative. Trentenni già nostalgici del grunge che fu. Quarantenni con il metal ancora nel sangue. Cinquantenni appassionati di hard rock. Un piccolo universo sembra riunito qua a Padova.
In effetti, gli Alter Bridge riescono a mettere d’accordo un po’ tutti. Sono un frullato del meglio che l’alternative rock ha prodotto negli ultimi vent’anni. Dentro la loro musica troviamo ritmiche grunge e post-grunge (non a caso tre quarti della band faceva parte dei Creed) mescolate a dinamiche heavy metal (fra tutte, le grandi doti tecniche di Tremonti come solista), il tutto orientato verso un moderno hard rock melodico (come impatto, paragonabile forse ai vecchi Guns ‘n’ Roses).
Non c’è da stupirsi quindi se riescono ad attrarre tanti appassionati. Gli Alter Bridge non sono nient’altro che bardi del nuovo millennio che fanno proprie le storie del passato che non sembrano passare mai di moda.

Scaletta:
One Day Remains
Buried Alive
Before Tomorrow Comes
Find The Real
Brand New Start
White Knuckles
All Hope Is Gone
Broken Wings
Metalingus
Ties That Bind
Ghost Of Days Gone By
I Know It Hurts
Come To Life
Blackbird
Open Your Eyes

Bis:
Isolation
[guitar battle: Myles vs. Mark]
Rise Today



Articolo di Francesco Barbabella
Foto di Federica Papa

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