1. Cos'è white.fish.tank per la zona della Baraccola, per Ancona e per le Marche?
Un'interminabile successione di capannoni industriali e commerciali a cui fa da sfondo un paesaggio tipicamente marchigiano di campi coltivati e colline. Ci sono realtà artistiche, e non, che hanno fatto del decentramento il loro punto di forza, la Baraccola, Ancona, sono periferie culturali contemporanee dal potenziale immenso. white.fish.tank nasce come spazio di ricerca
indipendente, uno spazio laboratorio in un certo senso, ma anche un osservatorio e un luogo dove
creare opportunità per i giovani che vivono e operano sul territorio, un punto d'incontro tra la città, le Marche e artisti nazionali e internazionali, emergenti e affermati.Un'interminabile successione di capannoni industriali e commerciali a cui fa da sfondo un paesaggio tipicamente marchigiano di campi coltivati e colline. Ci sono realtà artistiche, e non, che hanno fatto del decentramento il loro punto di forza, la Baraccola, Ancona, sono periferie culturali contemporanee dal potenziale immenso. white.fish.tank nasce come spazio di ricerca
indipendente, uno spazio laboratorio in un certo senso, ma anche un osservatorio e un luogo dove
2. Hai studiato fotografia alla Westminster University di Londra: cos'è di questa tua esperienza che riporti ad Ancona, in particolare al white.fish.tank?
Sicuramente un marcato interesse per il “processo” oltre che per il “risultato”, attenzione per il “contenuto” oltre che per la “forma” e la consapevolezza che l'arte, la cultura, sono pratiche partecipative che vanno ben aldilà della mera contemplazione, della bellezza e dell'immediatezza del messaggio pubblicitario. Pratiche che richiedono allo “spettatore” lo stesso sforzo cosciente e consapevole di capire e conoscere, che l'artista pretende dal proprio lavoro.
3. Con white.fish.tank sei un'artista/gallerista per altri artisti: da cosa nasce questo bisogno?
Dalla necessità di uscire dagli schemi e dai vincoli imposti dal mercato: da artista a artista, né intermediari, né filtri. Dalla volontà di sperimentare e confrontarsi. Dal desiderio di instaurare relazioni da cui possano scaturire progetti inattesi e sorprendenti.
4. Con quali criteri scegli gli artisti?
Ci sono artisti che stimo, con cui ho partecipato ad alcune collettive, come nel caso di Jürgen Ots e Petra Feriancova, altri che ho invitato dopo aver visto una loro mostra, come nel caso di Shana Moulton e altri ancora invece che vorrei conoscere più da vicino. Gli unici criteri imprescindibili sono la serietà e l'integrità con cui mi relaziono a loro e al loro lavoro. E poi c'è Andrea Bruciati con cui mi confronto costantemente e per cui nutro un profondo rispetto.
5. Parlaci di Petra Feriancova...
Comunicare e l'essere compresi sono sempre indissolubilmente legati ad un tempo ed un luogo ben precisi. La “limitatezza” del linguaggio si palesa attraverso i vuoti lasciati dalla decontestualizzazione di testi e immagini che ora, nuovamente, impongono una ricerca di senso. Il linguaggio, visivo o verbale, viene “ritagliato” e “incollato” come in un enorme e monumentale collage, annientando la capacità narrativa della parola e dell'immagine per poi ridefinirla. Feriancova, un po' come gli indizi di un cruciverba, ci fornisce gli strumenti per riempire la griglia.
3. Con white.fish.tank sei un'artista/gallerista per altri artisti: da cosa nasce questo bisogno?
Dalla necessità di uscire dagli schemi e dai vincoli imposti dal mercato: da artista a artista, né intermediari, né filtri. Dalla volontà di sperimentare e confrontarsi. Dal desiderio di instaurare relazioni da cui possano scaturire progetti inattesi e sorprendenti.
4. Con quali criteri scegli gli artisti?
Ci sono artisti che stimo, con cui ho partecipato ad alcune collettive, come nel caso di Jürgen Ots e Petra Feriancova, altri che ho invitato dopo aver visto una loro mostra, come nel caso di Shana Moulton e altri ancora invece che vorrei conoscere più da vicino. Gli unici criteri imprescindibili sono la serietà e l'integrità con cui mi relaziono a loro e al loro lavoro. E poi c'è Andrea Bruciati con cui mi confronto costantemente e per cui nutro un profondo rispetto.
5. Parlaci di Petra Feriancova...
Comunicare e l'essere compresi sono sempre indissolubilmente legati ad un tempo ed un luogo ben precisi. La “limitatezza” del linguaggio si palesa attraverso i vuoti lasciati dalla decontestualizzazione di testi e immagini che ora, nuovamente, impongono una ricerca di senso. Il linguaggio, visivo o verbale, viene “ritagliato” e “incollato” come in un enorme e monumentale collage, annientando la capacità narrativa della parola e dell'immagine per poi ridefinirla. Feriancova, un po' come gli indizi di un cruciverba, ci fornisce gli strumenti per riempire la griglia.

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