“Nulla è così eterno come la poesia e la musica ”: questo il testamento che ha lasciato nel tempo Jim Morrison, leader dei Doors. A 40 anni dalla scomparsa (Parigi, 3 luglio 1971), le sue parole rivivono nel documentario When You’re Strange scritto e diretto da Tom DiCillo di cui Marco Castoldi, in arte Morgan, è la voce narrante per la versione italiana del film. Il documentario in sé rende giustizia alla complessa personalità del cantante. È vero: ci sono la droga, l’alcool, gli scandali, ma c’è anche l’amore per le letture di William Blake, per la poesia, e l’attenzione rivolta alla composizione dei testi. Poi la celebre frase che dà senso al tutto: “Se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe all’uomo così com’è: infinita”. E questo forse è il tratto distintivo che fa di When You’re Strange differente dal film TheDoors di Oliver Stone uscito nel ‘91. Per DiCillo non si tratta di un Morrison nichilista ma di un poeta romantico e scapigliato in continua ricerca della propria identità; lettura che il regista ci regala non solo nel titolo del documentario, ma anche in
diverse scene del film, le quali mostrano Morrison alla guida mentre la radio diffonde la notizia della sua morte.
Oltre a questo abile montaggio, la narrazione del film non si concentra solo sulla controversa identità del cantante ma anche sullo sfondo sociale degli anni ’60 che, con l’uccisione di Kennedy e la guerra in Vietnam, vide maturare un clima di fervente “controcultura” che investì totalmente l’America e che i Doors furono capaci di interpretare. In questo contesto, il triste epilogo di un decennio che vide la sua conclusione con la morte di Morrison, Jimi Hendrix e Janis Joplin, rappresentò sì la fine del sogno americano, dell’amore libero e delle droghe leggere, di Woodstock, degli hippy e dell’anticonformismo ma, per alcuni, si identificò con la fine del rock più vero e autentico.
Oltre a questo abile montaggio, la narrazione del film non si concentra solo sulla controversa identità del cantante ma anche sullo sfondo sociale degli anni ’60 che, con l’uccisione di Kennedy e la guerra in Vietnam, vide maturare un clima di fervente “controcultura” che investì totalmente l’America e che i Doors furono capaci di interpretare. In questo contesto, il triste epilogo di un decennio che vide la sua conclusione con la morte di Morrison, Jimi Hendrix e Janis Joplin, rappresentò sì la fine del sogno americano, dell’amore libero e delle droghe leggere, di Woodstock, degli hippy e dell’anticonformismo ma, per alcuni, si identificò con la fine del rock più vero e autentico.
di Federica Papa

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