Posso intanto iniziare dicendo che gli Afterhours mi piacciono molto e pensare che anni fa se mi avessero regalato un cd l'avrei lanciato dal finestrino! Detto questo, parliamo del loro ottavo lavoro, I milanesi ammazzano il sabato … ci ho messo un po’, sinceramente, per definire quest’album, perché in qualche modo sembra legato ai loro vecchi lavori, mentre dall’altro lato si sente la ricerca sfrenata di un sound più limpido e morbido. Ma credo che fra tutti i loro album “partoriti” fin ora, questo sia quello più giustificabile di trovarsi in mezzo a questa transizione (?), vista la nuova paternità di Manuel (infatti molti testi rimandano alla figura della figlia che sembra vista un po’ come ancora di salvezza, da cosa, lascio decidere a voi), il passaggio alla Universal e il nuovo management “Casasonica”… ah! E da non dimenticare, il grande successo della versione english di Ballate per piccole iene con tanto di tour annesso … insomma, un bel “potpourri” di cose successe nel periodo che ha preceduto il disco.
L'album ha almeno due sfaccettature diverse: un suono più pulito e definito, quasi addomesticato, con il cantato molto più lineare rispetto al passato, dove c’erano spesso le urla incazzate di Manuel, smaniose di sbatterci qualcosa in faccia ( “Siete proprio dei pulcini, Dea, Le verità che ricordavo” ), mentre qui sembra più essersi ripulito da una certa “scorza“ rock, per quanto riguarda la voce, ma non per forza è da considerare in modo negativo, prendiamo per esempio “Dove si va da qui”, un bel lentone con il quale puoi incantarti e perderti, come fossi dentro ad una foresta di rose e spine, o “Musa di nessuno”, mooolto dolce ma senza risultare smielata racchiusa in soli 2:16.
Poi c’è l’altro lato della medaglia, ancora ancorata al passato (Es: è solo febbre, pochi istanti nella lavatrice, tutti gli uomini del presidente) sempre molto carica, che “non te la manda a dire” ecco, che ti fa venir voglia di salire sopra al tavolo di casa e urlare a più non posso “qualsiasi cosa, se piacerà, vi piacerà!”.
Insomma, non si può definire certo un cd omogeneo che segue fedelmente l’impronta fin ora data da Agnelli e co. agli Afterhours ma non per questo non potrete trarne degli stimoli interessanti … lascio a voi l’ultima parola. AUGH!
L'album ha almeno due sfaccettature diverse: un suono più pulito e definito, quasi addomesticato, con il cantato molto più lineare rispetto al passato, dove c’erano spesso le urla incazzate di Manuel, smaniose di sbatterci qualcosa in faccia ( “Siete proprio dei pulcini, Dea, Le verità che ricordavo” ), mentre qui sembra più essersi ripulito da una certa “scorza“ rock, per quanto riguarda la voce, ma non per forza è da considerare in modo negativo, prendiamo per esempio “Dove si va da qui”, un bel lentone con il quale puoi incantarti e perderti, come fossi dentro ad una foresta di rose e spine, o “Musa di nessuno”, mooolto dolce ma senza risultare smielata racchiusa in soli 2:16.
Poi c’è l’altro lato della medaglia, ancora ancorata al passato (Es: è solo febbre, pochi istanti nella lavatrice, tutti gli uomini del presidente) sempre molto carica, che “non te la manda a dire” ecco, che ti fa venir voglia di salire sopra al tavolo di casa e urlare a più non posso “qualsiasi cosa, se piacerà, vi piacerà!”.
Insomma, non si può definire certo un cd omogeneo che segue fedelmente l’impronta fin ora data da Agnelli e co. agli Afterhours ma non per questo non potrete trarne degli stimoli interessanti … lascio a voi l’ultima parola. AUGH!
G.ulia

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