Li avevamo lasciati lo scorso inverno sul palco del Gratis a Senigallia e in poco meno di un anno eccoli regalarci due nuove splendidi lavori. Il primo è “The World is Round”, un ep registrato nel celebre Teatro Petrella di Longiano, contenente 5 brani ispirati alla omonima novella della scrittrice americana Gertrude Stein. Le melodie dell’ep seguono l’andamento fiabesco del precedente “Being A Grown-up Sure Is Complicated” e fanno vagare la mente dell’ascoltatore in un mondo parallelo, immaginario. Complice di ciò è sicuramente il concept del lavoro: “The World is Round” è, come già accennato, frutto della collaborazione tra la band e la Stein,
un percorso poetico, letterario e musicale che si avvale anche delle illustrazione di Simone Brandi, create per l’occasione.
Ricordiamo inoltre che, alla realizzazione dell’ep hanno partecipato diversi ospiti come Glauco Salvo (sempre più nell’entourange della band), il batterista Daniele Marzi ed il trombonista Giuseppe Satanassi, mentre la produzione artistica è stata affidata alla coppia Matta & Alfredo “Epi” Gentili (già fonico live della band). Il lavoro è stato poi mixato nello studio Alice’s Resturant di New York da Mark Plati e la masterizzazione affidata a Tim Young del Metropolis di Londra. Il risultato finale di questo grande team è “The World is Round”: un lavoro in cui musica, voce, parole e illustrazioni creano tra loro una perfetta armonia che, grazie alla splendida voce di Francesca Amati, evoca immagini di concetti e parole che si susseguono tra loro in un circolo giocoso e perpetuo, proprio come la Terra: rotonda, che lega la sua esistenza al suo moto circolare e perpetuo.
“Mountain Whales” invece è un vero e proprio album. Stesso percorso tecnico per la registrazione, mixaggio e masterizzazione, quello che cambia sono invece il concept e le sonorità. “L’acqua è l’elemento e il sogno la dimensione” – dicono gli Amycanbe – facendo del disco un viaggio non più fiabesco ma onirico. La sensazione iniziale è quella di malinconia, di un lamento lontano perso delle profondità degli abissi (My Love) che già con la seconda canzone, Truth be told, passa sullo sfondo a fronte di una melodia ritmata. Da What if fino alla fine dell’album, la melanconia ritorna in primo piano e prende forma nelle parole del testo che la voce di Francesca, la cantante, scandisce come fosse la narratrice. Si viaggia così nel sogno dove personaggi immaginifici si alternano muovendosi in uno scenario di solitudine, dando voce alla loro intimità, alle loro paure, chiedendo all’ascoltatore, quasi supplicando, la prova fisica della loro umanità (One Eye Two Eyes A Mouth).
Che altro dire di questo album? Bello, profondo, alterna senza sosta ritmi sperimentali per la band a quelli più loro congeniali senza perdere né la coerenza ritmica né concettuale della narrazione. Il tutto accompagnato ancora una volta dall’eleganza e la raffinatezza della band che impreziosisce il proprio lavoro con l’Art di DEM.
Alla fine del disco viene da dire che fortunatamente nello scenario della musica italiana c’è ancora qualcuno che non si omologa alle tendenze del momento ma ha voglia di fare buona musica mettendosi in gioco e facendo del proprio lavoro una ricerca su più piani, non solo musicale e personale ma anche interdisciplinare con le altre arti.
di Federica Papa
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