“Scegliamo di raccontare Orphans” - dicono i registi Alfonso e Benvenuti - “come una presa di coscienza, il lutto disarmante di una realtà dura che si disvela abbattendo con un soffio le fondamenta marce del piccolo mondo che tendiamo a costruirci intorno. Vogliamo mettere in scena lo sporco che si annida sotto i bei tappeti delle nostre case, dietro i giardini curati, sotto tutta la plastica colorata con cui abbiamo scelto di negare alla nostra intelligenza la verità. Nel raccontare il disgregamento di quel microcosmo che è la Famiglia, parola di cui i nostri politici si riempiono costantemente la bocca, proviamo a metterci di fronte ad uno specchio per veder crollare sistematicamente, una dopo l'altra, le nostre certezze. Metteremo gli attori in uno spazio simbolico, non naturalista, forse un piccolo prato all'inglese, intorno ad un tavolo colorato, su sedie colorate, un luogo che vorrebbe essere luminoso e caldo, rappresentazione della bella prigione che la paura dell'altro ci spinge a costruirci intorno quotidianamente. Intorno a questo luogo protetto, il mondo, il mondo reale, che è più sporco, più duro, con cui bisogna fare i conti”.
E la sensazione che si percepisce è proprio questa, un microcosmo perfetto, ordinato, che viene continuamente decostruito, costruito, ricucito e poi distrutto quasi all’infinito, come fosse un eterno ritorno alla realtà, dove non c’è spazio per la speranza. Neanche quella di un bambino che sta per nascere.
La struttura stile thriller psicologico, poi, non fa che alimentare la suspance. Ogni tassello viene inserito, tolto e modificato, rivelando di volta in volta particolari sempre più agghiaccianti. Ecco il senso del “disvelare”. La stessa violenza non è mai rappresentata, ma sembra prendere forma tangibile attraverso le descrizioni che emergono dai dialoghi, spesso sfiorando il tragicomico, tanto è il dolore portato al limite del surreale. E tale dolore porta ad essere tutti e tre personaggi orfani. I primi due, Helen e Liam, lo sono realmente, avendo perso i genitori in un incendio. Il terzo, Danny - nella quale lo spettatore si riconosce - lo è simbolicamente. Attraverso tutta la vicenda, egli diventa “orfano” rispetto a quelli che erano i suoi valori, messi in discussione dal profondo amore per Helen. C’è anche un quarto orfano, un orfano di speranza. Il bambino dentro Helen che attende di sapere quale sarà il suo destino.
L’interpretazione è affidata agli attori Pier Luigi Pasino, Fiorenza Pieri e Vito Saccinto, che verranno accompagnati di volta in volta da un bambino diverso scelto per l’occasione nella città che ospiterà lo spettacolo. Le luci di Marco Giorcelli e la relizzazione delle scene sono a cura di Davide Aloi, per la regia di Matteo Alfonso e Tommaso Benvenuti.
E la sensazione che si percepisce è proprio questa, un microcosmo perfetto, ordinato, che viene continuamente decostruito, costruito, ricucito e poi distrutto quasi all’infinito, come fosse un eterno ritorno alla realtà, dove non c’è spazio per la speranza. Neanche quella di un bambino che sta per nascere.
La struttura stile thriller psicologico, poi, non fa che alimentare la suspance. Ogni tassello viene inserito, tolto e modificato, rivelando di volta in volta particolari sempre più agghiaccianti. Ecco il senso del “disvelare”. La stessa violenza non è mai rappresentata, ma sembra prendere forma tangibile attraverso le descrizioni che emergono dai dialoghi, spesso sfiorando il tragicomico, tanto è il dolore portato al limite del surreale. E tale dolore porta ad essere tutti e tre personaggi orfani. I primi due, Helen e Liam, lo sono realmente, avendo perso i genitori in un incendio. Il terzo, Danny - nella quale lo spettatore si riconosce - lo è simbolicamente. Attraverso tutta la vicenda, egli diventa “orfano” rispetto a quelli che erano i suoi valori, messi in discussione dal profondo amore per Helen. C’è anche un quarto orfano, un orfano di speranza. Il bambino dentro Helen che attende di sapere quale sarà il suo destino.
L’interpretazione è affidata agli attori Pier Luigi Pasino, Fiorenza Pieri e Vito Saccinto, che verranno accompagnati di volta in volta da un bambino diverso scelto per l’occasione nella città che ospiterà lo spettacolo. Le luci di Marco Giorcelli e la relizzazione delle scene sono a cura di Davide Aloi, per la regia di Matteo Alfonso e Tommaso Benvenuti.
Per maggiori informazioni:
matilde.nuovascenamarche.it/2/nim-neuroni-in-movimento
email: info.nim@libero.it
tutte le date saranno disponibili a breve presso il sito dell’AMAT:
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di Federica Papa

mondaypops: che squadra!
RispondiEliminasiete grandi :)